venerdì 19 aprile 2013

Dietro al microfono: intervista a Umberto Avallone

di Massimo Raibobo Verona

L'intervista di questa settimana è stata rivolta a uno delle voci nuove di "Tutto il calcio".
Stiamo parlando di Umberto Avallone che ha così risposto alle nostre curiosità.

Esordio a Tutto il calcio
La prima partita fu a Modena, in serie B. Raccontai Sassuolo-Padova. Finì 1–0 per il Padova con goal di El Sharaawi. Una emozione fortissima non appena sentii, prima di andare in onda, la sigla di Tutto il calcio. Emozione che, la domenica successiva, si tramutò in panico e in un crollo psicologico (ne dissi di tutti i colori) nella gara tra Frosinone e Sassuolo. Una tremenda esperienza che però mi fece capire come i colleghi di Tutto il calcio siano una squadra. Tutti mi rincuorarono e soprattutto mi consigliò e mi aiutò a riprendere il cammino il capitano di questa squadra e cioè Riccardo Cucchi.

Un suo ricordo di Alfredo Provenzali
Purtroppo ho avuto modo di conoscere personalmente Alfredo Provenzali in una sola occasione. Lo ricordo, in una pausa di Tutto il calcio (era una infrasettimanale), a fumare una delle sue (credo numerose) sigarette. Mi colpì la sua serenità, la sua capacità di ascolto e la sua curiosità sulle vicende della Rai, quasi come un giovanissimo precario, illustrate da Carlo Verna (allora segretario nazionale Usigrai). Poi ovviamente lo ricordo da radioascoltatore di tutto il calcio. Un vero Maestro.

La sua carriera in Rai
Usando un termine sportivo in Rai ho indossato la maglia rosa del precario. Ho cominciato, giovanissimo, con un contrattino da estensore testi nel 1980. Poi venne il terremoto, lo sport si interruppe come il mio contratto. Successivamente ho prestato le mie conoscenze pallavolistiche (ho giocato sino alla promozione in serie B, sono stato arbitro e poi allenatore) affiancando colleghi della sede regionale della Tgr Basilicata durante alcune telecronache. Nel 1989 ho ricominciato a collaborare con contratto, infine dal 1995 sono stato assunto.

Noi siamo dei cacciatori di aneddoti. Avrebbe qualche storia particolare da raccontarci relativamente al suo ruolo di radiocronista?
E’ ancora troppo presto per raccontare aneddoti. Ma non appena li avrò ve li racconterò

Tra i nomi che hanno fatto la storia di Tic e non, a chi si è ispirato nel corso della sua crescita?
Mi sono lasciato guidare dai tanti consigli che ho ricevuto e che chiedo continuamente alla squadra di Tutto il calcio, capitano in testa.

Lei è in pianta stabile a Radio 1 Sport da quest'anno nel ruolo di radiocronista calcistico. Le sue sensazioni?
Sensazioni di incredulità per quello che sto facendo considerando la mia provenienza geografica e cioè da una regione, la Basilicata, ricca di entusiasmo ma povera di risorse e dunque di soldi che riescano a mettere su un progetto sportivo nazionale. Quando ero bambino sono riuscito a vedere il Potenza che militava in serie B con i vari Agroppi, Boninsegna etc. Poi al massimo la C1 e, ora, in Basilicata, la squadra maggiore è il Melfi che milita in seconda divisione e, ogni anno, fa salti mortali grazie al suo presidente Maglione, per far quadrare il bilancio e conservare il posto tra i professionisti

Lei è spesso nel ruolo di seconda voce. Cosa deve preparare con maggiore dettaglio un giornalista in questo ruolo?
Da curare ci sono le notizie per la presentazione dell’avvenimento, quelle sui calciatori, magari delle curiosità statistiche sulla gara che si andrà a seguire. Di solito viene utilizzata solo una piccola parte delle notizie preparate. Dall’altra parte però non si deve eccedere nelle notizie relative alle statistiche e guardare, cercando di interpretare al meglio, cosa sta accadendo in campo.

La ricordiamo anche in altri sport che ha seguito. Quali?
Di sport ne ho seguiti tanti nella mio lungo percorso professionale. Nella tgr mi sono occupato in pratica di tutti gli sport. Pallavolo, pallacanestro, calcio, pugilato, atletica leggera, rugby, tennis, arti marziali etc. etc. In questo caso ovviamente si parla di servizi giornalistici e non di telecronache o radiocronache. Le prime telecronache sono state commissionate da Raisport. In genere calcio minore o derby trasmessi su base regionale per motivi di ordine pubblico (rivalità accese tra tifoserie). Poi a livello nazionale ho collaborato con Raisport come bordocampista negli europei di pallavolo a Roma, o telecronista in alcune partite di pallavolo, pallacanestro e anche pallanuoto e boxe (avendo l’occasione di conoscere e lavorare al fianco di Nino Benvenuti). Infine ho cominciato a collaborare con RadioRai con la pallavolo, la pallacanestro e, da poco, il calcio

Cambierebbe qualcosa nella struttura della trasmissione?
Perché cambiare quando una trasmissione funziona? E poi sono appena nato in Tutto il calcio, fatemi almeno diventare maggiorenne…

Sogni per il futuro?
Io già sto sognando. Ora bisognerà vedere dove mi troverò quando mi sveglierò.

Preferisce la prima o la seconda voce?
Quando fai la seconda voce hai l’onore di stare al fianco dei vari talenti di Tutto il calcio che raccontano, per anticipi e posticipi, le partite di calcio. Quando fai la prima voce vorresti essere simili ai vari talenti di tutto il calcio ma ti rendi conto che la strada da percorrere è tantissima e non è neanche certo che il traguardo sarà mai tagliato

Lei è spesso in anticipi e posticipi. Un suo parere su questa versione spezzatino del calcio moderno?
Se devo parlare nel mio interesse dovrei dire che è la cosa più bella che c’è anche perché, proprio in virtù dello spezzatino, esistono tante seconde voci. Al tempo stesso mi permetto di ricordare con un pizzico di nostalgia i tempi in cui ci si collegava con la radio, di domenica e si ascoltava la cronaca di tutte le partite della serie A

Chi è la prima voce con cui ha più confidenza, amicizia, buon rapporto lavorativo?
Non per piaggeria ma devo dire con grande onestà che mi trovo bene con tutti soprattutto perché c’è un grande clima di collaborazione tra tutti i colleghi della redazione sportiva di Radio Rai

Il calcio italiano è in crisi? Che futuro vede per le nostre squadre di club? E le nazionali?
Credo che la crisi sia evidente quando ci si confronta con il calcio europeo. Le squadre di club dovrebbero fare quello che non hanno fatto per anni: investire sui giovani e andare alla scoperta di nuovi talenti. Il Milan è un esempio che si può ripartire e bene abbassando di molto la media età. Questa politica permetterebbe di allargare la rosa di potenziali azzurri. Anche se, bisogna dire, che questo trend già viene seguito nelle varie nazionali italiane

Domandone finale: che squadra tifa? 
Al domandone finale rispondo io con un domandone: secondo te o voi per quale squadra tifo? Così nella pagella (la sufficienza rientra nei miei sogni) potrete anche fare delle ipotesi. Mi riservo ovviamente di dirvi se avete indovinato o no

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