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venerdì 7 giugno 2013

Dietro il microfono: intervista a Doriana Laraia

di Massimo Verona
Oggi nello spazio dedicato all' intervista della settimana abbiamo contattato una grande ex-voce del GR1 Sport.
Stiamo parlando di Doriana Laraia che da circa un anno ha lasciato la redazione ma che questa settimana ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Il suo esordio a GR1 Sport? Quanti anni ha passato in redazione?
Si perde nella notte dei tempi. Parliamo del 1994 quando cioè ci fu l’unificazione del Giornale Radio che diventò testata unica. Mi chiese di entrare nella redazione sportiva il grande direttore del GR Livio Zanetti memore, lui che sembrava così lontano da quegli argomenti, del fatto che già avevo lavorato per lo sport in televisione, per l’atletica leggera, con il mitico Paolo Rosi.
Il conto dunque è presto fatto, sono stata nella redazione sportiva radiofonica fino a febbraio 2012, dunque per 18 anni.

Domanda forse scomoda: come mai l'addio? Le manca la redazione?
Ho sempre amato pensare che la vita, anche quella lavorativa, ti dà una seconda, una terza e una quarta chance. Ho cambiato diverse redazioni e tipo di lavoro in ambito RAI, e ho sempre constatato che mutare e accumulare esperienze fa molto bene. La minaccia più grande è l’abitudine, la routine. Ho sempre cercato di evitarle, anzi allo sport della Radio sono stata fin troppi anni. E poi non amo i regni, preferisco le democrazie. Quantomeno preferisco lavorare in piena armonia con i colleghi. Mi mancano alcuni singoli amici della redazione sportiva, ma ne ho di nuovi e di gran pregio al Tg2. Mi manca in particolare la mia trasmissione Sportlandia che per 8 anni ha raccontato ogni sabato mattina 4 storie di sport vero, con personaggi neanche sempre famosi, ma che intendevano l’agonismo come si dovrebbe, come cioè valore di vita prima che di pratica sui campi. E mi manca la mia meravigliosa redazione virtuale di Sportlandia, colleghi sia di Roma sia soprattutto delle sedi regionali che lavoravano talvolta anche nei giorni di riposo pur di confezionare servizi radiofonici sempre rigorosamente dal vivo e con interviste mai una volta telefoniche. E per questo ancora li ringrazio, per la qualità altissima del loro lavoro e per l’amicizia che ci ha legato e che ci lega ancora.

E' ancora in contacco con qualcuno?
Certo che sono in contatto con gli amici veri del Giornale Radio, anche con quelli che sono andati in pensione. Fra noi c’era uno scambio di vera umanità oltre che di esperienze professionali.

Lei è stata la voce di Atletica e del Tennis? Ha seguito altro nella tua carriera?
Come dicevo prima ho avuto diverse esperienze professionali. Prima di essere assunta in RAI, per concorso ci tengo a dirlo, ho scritto per settimanali e quotidiani. Sono stata assunta alla redazione RAI di Potenza in coincidenza con l’inizio dei Tg3 regionali e lì mi occupavo degli argomenti più vari, per la radio e la televisione. In quegli anni, dall’80 all’87, lavoravo anche con Paolo Rosi per l’atletica alla tv e ho seguito i miei primi Mondiali a Helsinki ’83, i miei primi Giochi Olimpici Los Angeles ’84, ricordi ormai lontani ma bellissimi. Mi sono trasferita a Roma nell’87, redazione Interni del GR3, ho lavorato poi per 8 anni al Giornale Radio della Mezzanotte. Poi lo sport al Giornale Radio unificato e ora il Tg2

Cosa significa essere una donna in una redazione sportiva prettamente maschile?
Non è stato facile essere donna in una redazione sportiva prettamente maschile nella presenza e nella mentalità. Un giorno un “collega” che seguiva il calcio mi disse: “non prendo ordini da te”. Ed ero già vice caporedattore………

Si è mai avvicinata a Tutto il calcio? Se sì, come? Se no, perché?
Mai lavorato o chiesto di lavorare per Tutto il calcio. Preferivo altre discipline sportive.

Segue ancora lo sport da quest'anno?
Lavoro talvolta per lo sport anche per il Tg2 con servizi. L’anno scorso ho seguito per intero l’Olimpiade di Londra 2012.

L'Atletica azzurra è ancora ferma come negli ultimi anni o ci sono segni di rinascita? Cosa è stata sbagliato nel corso degli ultimi dieci anni?
L’atletica azzurra non è più ferma, ci sono chiari segni di rinascita e molti atleti giovani sono già sulla ribalta internazionale, basta citare Alessia Trost e Daniele Greco. Bisogna costruire e cambiare. Negli ultimi anni ci sono stati troppi errori di gestione, troppo disinteresse mascherato bene, una linea molto morbida con gli atleti più “anziani” . Ma il discorso sarebbe davvero troppo lungo.

Il tennis femminile è negli scudi da anni, quello maschile sta risorgendo? Che futuro per questo sport?
Il futuro, ma anche il presente e il passato, del tennis è azzurro, e soprattutto è stato…rosa. Ho avuto la fortuna di seguire il meraviglioso gruppo guidato da Francesca Schiavone negli ultimi anni, ho visto vincere tanto e ho commentato tanti successi. Ultimamente abbiamo assistito a stagioni memorabili dei nostri tennisti. Voglio solo citare Sara Errani stabilmente nelle top ten e protagonista nei tornei piu’ importanti, anche nel doppio con Roberta Vinci. Anche il movimento maschile dà concreti segni di vitalità soprattutto con Seppi e Fognini. Da seguire pure i più giovani, fra tutti cito Gianluigi Quinzi.

Lei ha lavorato a fianco di Gianni Decleva, per molti un pioniere del settore "altri sport" in radio. Che ricordi ha delle varie esperienze?
Ho lavorato per anni insieme a Gianni Decleva e sono stati anni meravigliosi. Eravamo accomunati dall’amore per l’atletica e da tanti valori sul piano umano. Non ricordo uno screzio fra noi in tante bellissime stagioni di lavoro. Gianni Decleva e’ un vero signore. Non era magari facile spesso far capire in redazione la necessità di avere la linea in diretta proprio nell’istante importante di una gara, magari i 100 metri che durano solo 10”……
Ricordi che ormai diventano comunque piacevoli.

Se le chiedo di riassumere in poche parole la differenza tra radio e TV cosa le viene in mente?
Alla radio si deve “giocare” molto con le parole e la voce, un risvolto estremamente affascinante è quello di dover far immaginare all’ascoltatore la scena che sta vedendo il radiocronista. In TV ci sono le immagini che aiutano è vero, ma possono anche indurti a scrivere testi un po’ banali, troppo appiattiti sulle immagini appunto. Io cerco di non farlo, cerco sempre di raccontare in maniera originale, ci provo, sul risultato lascio il giudizio ai telespettatori.

Noi ci sentiamo la prossima settimana.

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