venerdì 30 agosto 2013

Dietro al microfono: intervista a Manuela Collazzo

di Massimo Raibobo Verona
Vi proponiamo oggi un'intervista che abbiamo raccolto qualche settimana fa con Manuela Collazzo, voce di Pallavolando e esordiente ai recenti mondiali di nuoto di Barcellona


Esordio nel GR SPORT? 
Ho cominciato a lavorare in radio il 15 maggio del 2008. Venivo dal biennio della scuola di giornalismo di Perugia. Sapevo già quello che mi aspettava :-) perchè durante la scuola ero stata stagista alla redazione sportiva e avevo già conosciuto molti di quelli che oggi sono i miei colleghi. Tra questi il mio capo, Riccardo Cucchi, con cui feci un colloquio quando ancora lavorarvo a Rai News 24. Lui sapeva che ero appassionata di radio e di sport (sapeva che mi ero laureata discutendo una tesi sul calcio in radio) e dato che si era insediato da non molto come caporedattore e cercava giovani forze ha pensato a me.

La sua carriera in Rai? 
La mia prima redazione è stata la Newsroom di Rai News 24 (la "cucina" dei telegiornali di Rai News) ed è stata anche l'unica oltre a quella dove ora lavoro. A Rai News sono stata per sei mesi circa, dall'ottobre del 2007 all'aprile del 2008. E' stato il mio primo contratto in Rai. Facevo parte dell'elenco dei "perugini" (i giornalisti formati alla scuola di Perugia) dal quale la Rai attinge in caso abbia necessità di prime utilizzazioni. Diciamo che oggi questo mestiere si fa molto attraverso le scuole. Non so se sia un bene o un male.... Fatto sta che il praticantato nelle redazioni quasi non esiste più.

Un suo ricordo di Alfredo Provenzali. 
Alfredo lo vedevo solo una volta a settimana: la domenica, il giorno consacrato a Tutto il calcio minuto per minuto. Arrivava sempre in largo anticipo - da grande professionista quale era - e prima di andare in studio passava in redazione. Un saluto e una stretta di mano vigorosa a tutti, anche agli sconosciuti: un vero gentiluomo. Un gentiluomo che resterà nella storia della radio e dello sport in radio.

Noi siamo dei cacciatori di aneddoti. Avrebbe qualche storia particolare da raccontarci relativamente al suo ruolo di radiocronista? 
Oddio....non esageriamo con i termini. Radiocronisti sono altri, io mi accingo a.... Sto imparando a..... Diciamo che se dovessi, per esempio, scegliere una trasferta finora "indimenticabile", sceglierei quella di Forlì: il derby Ravenna-Modena, giornata da comiche, quella che mi ha "battezzato"! Perchè sai, quando segui la pallavolo, la normalità è ricevere almeno una mega-pallonata, possibilmente in faccia :-) Ebbene, quella fu la mia domenica! Cominciata malissimo, senza linee per trasmettere, collegamenti al telefonino, lontana dalla mia postazione (che era sistemata proprio sotto la rumorosa curva dei modenesi, muniti di tamburi, e stando lì sotto io al telefono non sentivo lo studio). Dunque mi sposto, trovo una sedia libera tra il pubblico e faccio i miei collegamentini. La trasmissione finisce, tutto ok, bene o male siamo andati in onda. E tiro un sospiro di sollievo. Ma non avevo fatto i conti con un non ancora identificato schiacciatore di Ravenna, che in un attimo di mia distrazione dal gioco (stavo leggendo i tabellini), mi rifila una schiacciata in faccia indimenticabile! Sul naso, per la precisione. Saltano gli occhiali, nuovi! Un mal di testa, attimi di smarrimento... Tanto che quelli di Modena, impietositi, vogliono addirittura chiamarmi il loro medico. Ma sopravvivo e la mia serata al PalaPanini finisce con una bella borsa di ghiaccio sul naso. Degna conclusione di una giornata ...
Ma non si è radiocronisti di pallavolo senza aver ricevuto almeno una pallonata nella propria vita. Scherzi a parte, soprattutto durante il riscaldamento è davvero un tiro al bersaglio. Poco piacevole ovviamente.

Tra i nomi che hanno fatto la storia dello sport in radio e non, a chi si è ispirato nel corso della sua crescita? 
A nessuno in particolare, nel senso che secondo me ognuno trova la sua strada senza bisogno di ispirarsi ad altri, ma è sicuramente fondamentale far tesoro dei consigli e dell'esperienza di chi questo mestiere lo fa - con successo - da diversi anni, come tanti miei colleghi. Dunque ascoltare, ma senza cercare di imitare. Prendere il meglio che può offrirti chi ti sta davanti. E i nostri radiocronisti, da questo punto di vista, hanno tanto da insegnare.

Cosa significa essere donna in una redazione come quella del GR SPORT? 
Essere uomo o donna non fa la differenza, anche in una redazione solitamente "maschilista" come quella sportiva (maschilista in termini numerici: le giornaliste sportive sono davvero poche, anche da noi). Al di là del genere, però, conta avere la fiducia dell'ambiente e quella la si conquista se lavori bene, non la conquisti solo perchè sei uomo. Nello specifico, io qui mi trovo benissimo, perchè lo sport è quello che mi è sempre piaciuto seguire, quindi l'approdo alla redazione sportiva per me è stato del tutto naturale. Poi, qua dentro sono la più giovane. Mi hanno accolto come una sorte di mascotte.

Sogni per il suo futuro professionale? 
Seguire un grande evento credo sia il sogno di ogni giornalista sportivo: Olimpiadi, Mondiali, Europei....

Le donne che hanno fatto la storia del Gr sport dalla Grifoni in avanti sono state utili nel suo cammino professionale? 
Senzaltro. Io sono prima di tutto un'attenta ascoltatrice e tutto ciò che ritengo utile per la mia crescita lo prendo e lo metto da parte e - come dicevo prima - cerco di farne tesoro. La Grifoni e la Martellini (restando all'ambito della pallavolo, lo sport che seguo) sono due punti fermi per me.

Quale è al momento la sua soddisfazione professionale (a livello sportivo) più grande? 
Deve ancora arrivare.... Giustamente, dico. Perchè ho appena cominciato e devo ancora farne di strada...

Ha mai pensato a un esordio a Tutto il calcio? Diciamo che il calcio è l'essenza del maschilismo nel giornalismo sportivo! :-) Da questo punto di vista un po' mi intimorisce, nonostante io lo segua da quando ero piccola e da grande appassionata. Ma per ora non mi vedo ancora inviata sui campi di pallone. Tempo al tempo....

Lei è spesso impegnata in pallavolando? Che mondo è per lei questa trasmissione? 
La pallavolo è uno sport a dimensione di famiglia. Un grande ambiente. Non c'è una squadra, un tecnico, un dirigente, un giocatore, che non sia disponibile e presente. Mai ho faticato per intervistare qualcuno, anzi. Appena entri nei palazzetti trovi sempre una persona pronta a risolverti qualsiasi - eventuale - problema. Tutto ciò è tipico degli sport di nicchia, se così li vogliamo chiamare. Sport in cui tutto - per gli addetti ai lavori - risulta più comodo, più facile, più bello, a volte. E' un po' come una grande famiglia. E la trasmissione spero rispecchi l'entusiasmo che riscontriamo nei palazzetti.

Se le chiedo dei nomi di coloro che hanno fatto la storia di Pallavolando? 
Mi vengono in mente due donne, che ho già citato: Nicoletta Grifoni e Simonetta Martellini. La trasmissione resta indissolubilmente legata a questi due nomi, secondo me.


Domandone finale: che squadra tifa? 
Non tifo... ;-)))

Questa rubrica torna a fine settembre con qualche interessante novità.. speriamo!

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