lunedì 28 ottobre 2013

"Solo Rudi Garcia può fermare Vettel"

di Marco D'Alessandro - E finalmente siamo arrivati al momento della celebrazione, più meritata che mai, per chi si è confermato campione del mondo, adesso anche col conforto dell'aritmetica. Il verdetto puntuale e scontato, che però non deve sminuire i meriti di un campionato vinto e ri-vinto in maniera eclatante. Sebastian Vettel è un nome che, dal Gran Premio d'India, per numeri si va ad inserire tra Schumacher, Prost e Fangio, con l'idea che ci siano ancora un bel po' di pagine da scrivere e di record da riscrivere. Il weekend dell'India già prima della gara, assume i toni della passerella. Già dal sabato, Giulio Delfino e Leo Turrini cominciano le celebrazioni e le lodi per il campione. E il "Nume" riesce a trovare l'unico competitor attuale allo strapotere del tedeschino quattro volte campione del mondo: la Roma di Rudi Garcia forte di nove vittorie consecutive che sogna di far diventare realtà il quarto scudetto della sua storia calcistica. 
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Dal 2010, 49 pole dei "bibitari" contro le 4 della Ferrari, che i suoi sabati li passa elaborando scervellotiche tattiche che vanno a farsi benedire al tempo di una curva, la prima, quella della partenza: cose che accadono puntualmente quando si parte in mezzo al traffico e come è effettivamente successo ad Alonso di danneggiare il baffo anteriore e dovendo ricostruire dal fondo del gruppo una gara orrida della Ferrari, stavolta tenuta in piedi da Massa. In generale, è la solita gara monotona, noiosa, strategicamente confusionaria e assurda, ancora una volta dominata dall'orribile fattore gomme che induce alla tattica di fare un pitstop dopo tre giri per cambiare gli pneumatici: evidentemente pensano di far innamorare così gli spettatori, alle corse. RadioUno, per farci sapere come sia finita la gara, ha dovuto farci aspettare le 12:25, con Paolo Zauli che ha aperto Domenica Sport ai limiti dell'ubriaco fradicio: che abbia trovato di meraviglioso e bellissimo nel Gran Premio d'India, lo sa solo lui.
Chiedere una finestra o un aggiornamento in diretta all'interno dell'informazione religiosa, sarebbe potuta costare una camminata in ginocchio sui ceci per Delfino e soci. Quello che viene difficile da capire è perché, ogni volta, si riesce ad avere lo speciale per i primi 6-7 minuti per raccontare la partenza in qualunque orario sia, e mai per l'arrivo. Tra l'altro, è stato il primo titolo mondiale assegnato senza diretta tv in chiaro.


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Delle immagini belle ed emozionanti le si sarebbero vissute in coda al Gran Premio, quando il campione del mondo si sarebbe concesso di festeggiare con ruote fumanti e donuts davanti al pubblico. Ma siccome è troppo in una Formula 1 che definire compassata è un complimento, succede che uno show alla Valentino Rossi, in questo ambiente vale 25mila euro di multa, evidentemente spesi bene.
E' stato il momento più emozionante del 2013, l'immagine che fa da copertina non solo a questo campionato ma a un ciclo, al periodo storico: Sebastian Vettel che s'inchina alla sua macchina, come un devoto, a suggellare quello che è uno dei più grandi connubi di sempre della storia dell'automobilismo. Gesto totalmente spontaneo e da brividi, a differenza dei tanti finti baci di maglia dei calciatori. Una simbiosi perfetta tra pilota e vettura: la vettura migliore guidata al massimo dal talento migliore. La macchina che ad ogni primo incontro col suo pilota, viene battezzata con un nome. La macchina che porta il pilota al vertice del mondo, ma anche viceversa. Perché è un luogo comune troppo facile sostenere che Vettel stia vincendo a ripetizione solo perché dispone di un mezzo superiore. E' vero, prima o poi dovrà confrontarsi con altre realtà, un giorno magari con una Ferrari: si diventa campionissimi quando si vince l'iride con almeno due scuderie diverse e, probabilmente, in Red Bull ormai sembra aver poco da aggiungere. Però in quattro anni siamo stati di fronte ad un ragazzo di 26 anni mentalmente fortissimo, capace di vincere stringendo i denti e in solitario, stampando record, così come gli riesce da quando guidava nelle categorie minori e vinceva 18 gare su 20. Stella che cominciò a brillare in Italia, a Monza, quando guidava una Toro Rosso ex Minardi sotto la pioggia e diventò il più giovane vincitore di sempre. Capace di rendersi incubo agli occhi degli acerrimi rivali che, sempre col sorrisetto stampato sulle labbra, sconfigge anche con le battute fuori dalla pista. Da solo, contando i suoi punti, potrebbe vincere anche il Campionato Costruttori. La monotonia attuale non è colpa di chi continua a trionfare, ma di chi non riesce a contrastarne il dominio, con progetti deludenti e sviluppi mediocri: se per Vettel è normale vincere sei gare di fila, per tutti gli altri è un evento salire sul podio per tre gare consecutive. La Ferrari sta inanellando un finale di campionato più dimesso che mai, che, anche a detta di Alonso, se verrà concluso con la seconda posizione nelle classifiche, sarà un miracolo.  Mercedes e Lotus sono state tutto tranne che vetture in grado di vincere. La McLaren ha vissuto un annus horribilis. Il 2014 proporrà una rivoluzione tecnica e staremo a vedere, ma chi ha dalla sua parte il progettista migliore dell'era moderna e chi partirà in doverosa pole, sara sempre lui e lei, la sua macchina, col nuovo nickname che il suo alfiere le darà.

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