mercoledì 21 dicembre 2011

Un passo nella storia - Episodio 63

di Roberto Pelucchi

Il 1954 è un anno importante per la Rai: dopo un lunga sperimentazione, il 3 gennaio 1954 cominciano le trasmissioni televisive. Ma la radio è sempre la radio, è una passione che non passa. Ecco il palinsesto sportivo di domenica 20 giugno 1954, durante il Mondiale di calcio in Svizzera.

PROGRAMMA NAZIONALE
ORE 12.15 radiocronaca della Milano-Taranto motociclistica
ORE 16.30 Italia-Belgio per il Mondiale di calcio, radiocronista Nicolò Carosio (per la tv i telecronisti furono Vittorio Veltroni e Carlo Bacarelli)
ORE 18.45 resoconti sportivi
ORE 19.45 La giornata sportiva
ORE 23.15 trasmissione sul Mondiale di calcio di Eugenio Danese e Nando Martellini
SECONDO PROGRAMMA
ORE 11.45 Sala stampa sport
ORE 20 Radiosera. All'interno commenti e interviste sul Mondiale di calcio
ORE 22.45 Domenica Sport
Nel 1954 il Giro d'Italia fu seguito da Mario Ferretti, Nando Martellini e Sergio Zavoli. L'anno successivo si aggiunse alla squadra anche Adone Carapezzi.
PROGRAMMA NAZIONALE
ORE 11 servizio speciale
ORE 13 e 14 notizie nel Giornale Radio
ORE 17 circa radiocronaca dell'arrivo
ORE 18,45 ordine di arrivo
ORE 20,30 notizie in Radiosport
SECONDO PROGRAMMA
ORE 13,30 e 15 notizie nel Giornale Radio
ORE 18 ordine di arrivo
ORE 20: commenti e interviste
ORE 20,35 Senza freni (nei giorni 14 da Torino, 19 da Genova, 21 da Viareggio, 24 da Roma, 27 da Ancona, 1 giugno da Trieste, 3 da Trento, 5 da Milano).

Sala Stampa Sport era una trasmissione che Febo Conti propose a Giorgio Boriani e Roberto Bortoluzzi e andata in onda dagli studi di Milano. Nel programma Conti, al parrucchiere dello sport, faceva la barba alle maggiori firme del giornalismo sportivo. A questo proposito ecco il pezzo uscito sulla Repubblica nel 2004 a firma Massimo Pisa.
Era già un veterano, a suo modo, quel 3 gennaio del 1954 in cui il suo "L' orchestra delle 15" fu il quarto programma ad andare in onda sul canale unico, il primo da studio. Febo Conti, 77 anni appena compiuti, milanese di Bresso, in Rai dal 1945 (Radio Italia del Nord, la guerra non era ancora finita), era già un affermato attore e presentatore, anche giornalista nel Gazzettino Padano di sua invenzione.
Conti, ricorda dov'era cinquant' anni fa, alle tre del pomeriggio?
«Certo. Ero allo studio 3 di corso Sempione. Il primo programma in studio della Televisione Italiana, L'Orchestra delle 15. Regia di Eros Macchi, mi annunciò Fulvia Colombo, una delle prime signorine buonasera».
Sapevate che stavate per entrare nei libri di storia?
«Sapevamo che era un evento, ma non era certo la prima volta che andavo in televisione. Già nel 1947 il direttore dei programmi Rai, Sergio Pugliese, mi aveva spedito a Torino, dove si producevano le prime trasmissioni sperimentali e il primo programma itinerante, Telesquadra. Comunque sì, quel giorno fu una grande emozione». "Signore e signori, va ora in onda l'Orchestra delle 15"».
Poi?
«L' ospite in studio era il grande Henry Salvador. Suonò due pezzi, Dans mon île e Ma caban au Canada, insieme alla nostra orchestrina, un complessino messo su alla buona. Non c'erano molti mezzi, all'epoca».
Come andò?
«Bene, anche se ci dovemmo arrangiare. Era una televisione molto artigianale, non c'era esperienza soprattutto tra i tecnici. I rulli coi titoli li facevamo con la manovella, le telecamere erano su una torretta e non avevano zoom. Bisognava cambiare a mano gli obiettivi, a volte si perdeva tanto di quel tempo e l'inquadratura era sfocata. Lo Studio 3 poi era enorme. Ricordo gli altoparlanti, piazzati sul muro in alto a 30 metri da noi, e quando i cantanti dovevano andare in playback era facile andare fuori sincrono».
Televisione artigianale e anche molto teatrale, quella.
«Era esattamente la trasposizione del teatro davanti alle telecamere. Spesso andavano in onda rumori fuori scena, era buffo. E dovevamo fare tutto. Io diventai anche mimo, imitavo i mestieri comuni, bigliettaio, tranviere, quello che poi riprese Silvio Noto con Enzo Tortora in Campanile sera».
Da Milano di televisione se ne faceva tanta.
«Dalle commedie ai notiziari. Andavamo a trasmetterli in locali che ci aveva affittato Nicky Kini, uno stilista americano, proprio di fronte al centro di corso Sempione. Poi lo sport. Qui cominciarono Guido Oddo, Carlo Bacarelli con la boxe. E c'era il grande Nicolò Carosio».
Non ci voleva poi molto a diventare divi.
«Vero, ma dopo un po' . All'epoca io imitavo anche Larry Semon, da noi Ridolini. Prima in radio, a Sette giorni a Milano, poi su Carosello e in alcuni film. Gli assomigliavo, pure, piccoletti tutti e due. Mi accorsi di aver raggiunto una certa fama quando trasmisero un suo film, e la gente il giorno dopo fermava me per strada. "Eh, bravo Febo, t'ho visto ieri". Ma i veri divi erano altri. Gli attori, Pietro De Vico, Gino Bramieri, Antonella Steni, Elio Pandolfi. Poi Mike Bongiorno, che faceva Arrivi e partenze, soprattutto dopo che Aldo Passante comprò in America il format di Lascia o raddoppia?». Bongiorno ripete spesso che quella tv, quel linguaggio, contribuirono a unificare definitivamente l'Italia. «Mike (ride, ndr)! Guardi, conduco da 44 anni La costa dei barbari sulla Radio Svizzera, è una guida scherzosa alla lingua italiana. Gli ripeto sempre: dovresti ascoltarmi, impareresti qualche congiuntivo. Una volta fece la mia spalla in un Ridolini, aveva una battuta sul Papa. Riuscì a dire: "Il papa Paolo vi". Da morire».
Quanto guadagnavate?
«Poco. Si figuri che nel 1972, quando la Rai mi cacciò per alcune vendette interne, mi davano 140mila lire nette per trasmissione, che allora era Chissà chi lo sa. Potevamo permetterci la macchina, questo sì. Eravamo tutti amici, poca concorrenza, molta professionalità e l'aperitivo al bar Lo Tito. E la domenica, quando io conducevo in radio Sala stampa sport a mezzogiorno, andavo a pranzo in una trattoria in fondo a corso Sempione. Raggiungevo Gianni Brera, Leone Boccali, Nino Nutrizio. Altri tempi».

La rubrica torna dopo le feste natalizie. A tutti voi i miei auguri.

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