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martedì 17 aprile 2012

Nella maniera più mesta possibile

di Marco D'Alessandro - Tante volte abbiamo scritto dell'allegria di un sabato pomeriggio con la Serie B e "Tutto il calcio", la rituale apertura della maratona sportiva in radio nel corso del weekend che poi si sarebbe snodato sulle tensioni della A.
Spesso e volentieri in questa stagione abbiamo ascoltato con grande piacere le radiocronache di Antonio Monaco che si aprono, quasi di consuetudine, parlando del "Grande entusiasmo allo Stadio Adriatico Cornacchia di Pescara!". Spesso e volentieri ci siamo divertiti alla grande con le improvvise interruzioni, del tipo: "Aaaaattenzioneee! Gol di Ciroimmobile!".
Pescara, ovvero, luogo della festa, delle emozioni felici del bel calcio.
Ma proprio lì, nelle ultime due partite, il destino così infame ha riservato le più atroci amarezze: niente più gioia, solo lacrime. Quelle per Franco Mancini, preparatore dei portieri della squadra abruzzese, a poche ore da Pescara-Bari.
Quelle per Piermario Morosini, ancora più a freddo, per un dramma terribile vissuto in diretta.
Pescara-Livorno non è stata una festa, ma un tremendo incubo da cui nessuno potrà svegliarci e farci dimenticare ciò che si è visto e ciò che si è sentito.
Era un sabato pomeriggio come tanti altri, quello di "Tutto il calcio" di B. Forse un pochino diverso perchè a condurre c'era Alfredo Provenzali e non Filippo Corsini.
Non mancava il classico dettaglio buffo del sabato pomeriggio, con l'Alfredo nazionale che dava la linea a Modena, dove per Modena-Varese c'erano preoccupazioni sulla linea che non andava, da parte di Ugo Russo. Proprio quell'Ugo Russo per cui avevamo appena terminato di esprimere il nostro "Bentornato" alla radiocronaca, più caloroso possibile, dopo il malore di Livorno. Già, proprio Livorno.
Questa volta le interruzioni di Antonio Monaco, invece, non ci regalano libidine, non ci fanno più sorridere: il suo "Attenzione" ha solo una A. non ha un punto esclamativo e non ha alcuna intensità e carica, ma solo il fiato sospeso. E Monaco non parlava di un gol, cercando di "non allarmare nessuno". Diventa un sabato pomeriggio col groppo in gola con l'attesa delle notizie che non siano quelle che nessuno vorrebbe pensare e col terrore ogni volta che il radiocronista prendeva la linea. Col passare dei minuti scopriamo quanto sia stata disgraziata la vita del povero Piermario, da un'intervista all'amministratore delegato del Pescara. Storia che stringe il cuore e che questo ragazzo non aveva mai voluto spiattellare e rinfacciare in faccia in pubblico, a nessuno, ma tenersela chiusa per se stesso e nella sua inquantificabile dignità.
Finiscono le altre partite che si stavano giocando e Provenzali non chiude la puntata, che, invece, si prolunga anche al breve giro dei commenti degli inviati dopo il fischio finale: solitamente in cadetteria non accade e si chiude subito dopo il triplice fischio di tutti i campi.
E poi, prima di mandare in onda la Sigla, ancora un collegamento per avere qualche aggiornamento. Alfredo Provenzali chiama l'inviato col suo tono così professionale. Antonio Monaco risponde alla terza chiamata, con un groppo in gola grande così ed è costretto implacabilmente all'annuncio che mai e poi mai un cronista avrebbe mai sognato di dover dare da bambino, quando si sognava di poter raccontare magie e prodezze dei magnifici eroi che corrono dietro ad un pallone. Non di dover annunciare che uno di quegli eroi sarebbe morto davanti ai suoi occhi e al suo microfono, tra un sospiro ed una pausa di silenzio, prima di pronunciare quella parola lunga cinque lettere.
Il tono della voce del grande Provenzali ora è spezzato, è tremolante, è dimesso. Nella maniera più mesta possibile. Senza alcuna minima traccia di retorica e ipocrisia. Parte la sigla storica e con lei, le lacrime del dolore. Stavolta non riesce a trasmettere il buonumore che le conosciamo. Proprio no. E' una delle puntate più tristi di tutta la storia della Radio.
Non c'è più l'allegria scanzonata e deliziosa di Emanuele Dotto e di Ezio Luzzi in Sabato Sport, a commento della giornata cadetta.
Non c'è più voglia di pensare a Milan-Genoa che sarebbe dovuta cominciare un'ora dopo, circa. Non c'è più voglia di lotte scudetto e di godersi radiocronache al cardiopalma. Non c'è più voglia di fare maratone.
Noi l'abbiamo vissuta così.

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