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mercoledì 17 luglio 2013

RadioRacconti (02) - Lo scudetto della Roma (2000-2001)

Amici e amiche di tuttoilcalcioblog.it, benvenuti alla seconda puntata di "RadioRacconti", con la quale, oggi, ricordiamo lo scudetto della Roma nella stagione 2000-2001. Uno scudetto storico, che consentì a Roma di tenersi il titolo italiano per due stagioni consecutive, col passaggio dalla Lazio ai cugini giallorossi, allenati da Capello e con giocatori straordinari in campo quali i laterali campioni del mondo Cafu e Candela, il "muro" Samuel, acquisto estivo insieme a Emerson e a Batistuta, altre stelle del telaio romanista, quest'ultima decisiva con i suoi 20 gol, molti dei quali innescati da un Totti ormai consacrato. Altro uomo-chiave, l'aeroplanino Montella, quasi mai titolare, ma autore di 11 gol, di cui uno fondamentale: quello del 2-2 nel soffertissimo scontro diretto di Torino con la Juventus, che consentì di tenere a distanza i bianconeri e la Lazio campione in carica. Il trionfo, già più che annunciato, arriva il 17 giugno 2001, all'ultima giornata, nel 3-1 casalingo sul Parma, di cui abbiamo un estratto radiofonico nella sintesi curata da Marco D'Alessandro, reperibile nel suo canale "mxmclassic" con l'inconfondibile voce di Riccardo Cucchi.  Ecco il link che vi rimanda alla sintesi: Roma Campione d'Italia 2000/01 - Radiocronaca di Riccardo Cucchi
Riviviamo quella giornata tramite questo volontario del Servizio Civile che, quel giorno, si trovò, suo malgrado, in una situazione imprevista e, in qualche modo, grottesca. 

FAUSTO
di Mario Aiello 
Quando aveva iniziato il Servizio Civile, il 2 ottobre 2000, in una città del centro-nord, Fausto pensava ad un'esperienza diversa. Pensava fosse come nelle pubblicità: tanti sorrisi, tanto "peace and love". Si sbagliava. Sin dall'inizio, dovette fare i conti con la realtà più disagiata della sua città. La minaccia, ogni giorno, che non si possa tornare a casa interi (per non dire non tornarci proprio) per colpa di teppistelli che calpestavano, quotidianamente, l'oratorio. Suore distratte, colleghe belle ma stupide: c'era di tutto, in quell'oratorio. Di buono, c'erano solo due cose: il guadagno mensile, che per uno che vive a casa con i propri è il top (poco meno di 450.000 mila lire), e il fatto che il lavoro fosse da lunedì a sabato. La domenica, poteva vedersi in santa pace la sua Roma sui canali satellitari. Una Roma che, quell'anno, con l'acquisto di Samuel, Emerson e Batistuta, imprimette sul campionato un passo irraggiungibile per tutte. Lo stress lo sfogava quindi la domenica, esultando ai gol giallorossi, che arrivavano come se piovesse. Durante la settimana si impegnava seriamente, sia pur nel rischio, e soffrì tanto quando, lunedì 9 aprile 2001, dovette insegnare Matematica a doposcuola mentre la sua Roma giocava (e perdeva) a Firenze. Solo un momento di panico, però: la squadra si risvegliò e, a 9' dalla fine della partita di Napoli, ha le mani sul titolo con una giornata d'anticipo. Ma poi, Fabio Pecchia rimanda tutto di una settimana, all'Olimpico contro il Parma, domenica 17 giugno 2001. 

L'11 giugno 2001, Fausto, con l'urlo rimasto in gola, andò a lavoro, immaginando, nel suo percorso, come sarebbe potuta essere la sua domenica. La SUA, domenica. Passava dal 4-0 secco sul Parma e urli e feste con gli amici, allo 0-3 con pianti e calci ai muri, all'idea di uno spareggio con la Juventus, portatasi a -2. Di certo, si immaginava la sua domenica di passione davanti al televisore, e invece ecco la mazzata arrivare dalla responsabile del Servizio:
- Caro Fausto, cara Rebecca (la collega), cari volontari, cari ragazzi, vi annuncio che domenica faremo una visita a Loreto. Visiteremo il santuario, ascolteremo Messa in cappella, mangeremo insieme al Ristorante, faremo catechesi ed entro mezzanotte torneremo a casa. Contenti?
Lui, Fausto, restò di sasso. Fu un brutto colpo, peggio del 2-2 di Napoli. Peggio di Montella che "fa gli auguri a Fabio Capello", prima di entrare. Lui che, per tutta l'annata, non potette mai confessare il suo tifo per la Roma, in quanto in quel ghetto la Roma era dipinta come l'immondizia (e i ragazzini erano già educati alla violenza, da piccolissimi), doveva vivere il giorno che sognava da 22 anni (cioè da quando era nato: ad appena quattro anni "visse" il suo primo tricolore) lontano dalla sua amata, in giro per l'Italia, con persone con cui non poteva condividere la sua passione. Nè un eventuale urlo, nè un'eventuale lacrima. Niente di niente. Passò la sua intera settimana lavorando, rischiando magari un po' con i soliti, volgarissimi provocatori, e col cuore in gola, in vista di quel 17 giugno che lui vedeva, sempre più, come la data del suo matrimonio a cui però non poteva partecipare. La Roma lì, e lui attaccato ad una radiolina. Una radiolina che conosceva anche bene: molte volte, vi si era affidato, nei picnic con gli amici e in altri momenti meno "pesanti", ma quel giorno era diverso. Molto diverso. 

E il 17 giugno arrivò. Alle 7.30, Fausto era già sotto casa della collega, per prelevarla e andare agli autobus. Si diceva che lui fosse segretamente invaghito della collega, ma non lo ammise mai. La collega, poi, era di quelle che se la tirava, e parecchio. Ma quel giorno, almeno inizialmente, parve diversa anche lei:
- Ehi, Fausto... ti vedo teso, tutto bene.
- No, Rebecca - fa Fausto, visibilmente sorpreso: gli avrà chiesto come stava 4-5 volte in otto mesi... - è che... niente, niente.
- Con me puoi parlare!
- No... è che... ho litigato con i miei - si inventò, in maniera evidente, Fausto.
La conversazione rischiò di andare avanti. Fausto era abbastanza infastidito. Nessuno poteva solo capire il suo travaglio, in quel momento. Travaglio calcistico che, in quell'ambiente, non poteva confessare neanche per sbaglio. Dopo aver parcheggiato e i controlli di rito, si saliva nel pullman. Rumori di ragazzini fin troppo monelli e volgari, che le suore e altri responsabili (c'era anche il parroco del posto, Don Tonino) tentavano solo apparentemente di controllare. Riuscivano a limitarli, ma fino ad un certo punto. Il viaggio durò due ore. Il tempo di parcheggiare, e iniziò la visita al Santuario. A Fausto venne dato, come al solito, il controllo di quella decina di ragazzi meno pericolosi, ma quel giorno non riusciva a gestire neanche quelli. Troppo teso, troppo nervoso. Volavano urli. I ragazzi più esagitati speravano potesse scattare la rissa e le suore, e gli altri volontari, facevano fatica a gestire la situazione. Il volontario del Servizio Civile venne, come da prassi, richiamato. E lui stesso si sentiva estremamente frustrato per essere così "fuori posto", quel giorno. Accadde la stessa cosa anche nel pranzo successivo. Alle ore 14.30 si andava in cappella. Al chiuso, a giugno, sotto trenta gradi. Che ideona! Prima catechesi, poi la Messa. Il tutto si sarebbe concluso intorno alle 17.00. 

La situazione era snervante, con l'unico "vantaggio" di non dover prendere il controllo di nessuno. Si mise, quindi, in ultima fila, scegliendo l'ultima panca alla sinistra dell'altare, l'unica vuota. Nessuno si rese conto di lui, almeno all'inizio e, appartatosi accanto al muro, si mise un auricolare all'orecchio destro, quello più vicino appunto al muro. Un auricolare che partiva dal suo cellulare, passava da sotto la maglietta e finiva sul suo orecchio.

Pochi minuti, sistemato anche il volume della radio, in modo che lo sentisse solo lui, e iniziò il collegamento con Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto, con Provenzali che dà la linea al "re" Riccardo Cucchi, ovviamente campo principale per Roma-Parma. Cucchi apre così: "L'Olimpico è interamente giallorosso, 75.000 spettatori che premono per i novanta minuti più lunghi del campionato: è il giorno dello scudetto". Queste parole bastano per gasare Fausto, che si lascia scappare: 
- DAJEEEEEE!!!! 
Tutti, improvvisamente, si voltano verso di lui, mentre finge un attacco di mal di pancia: 
- Scusate, è stata una fitta improvvisa... 
Una delle suore lo esortò ad andare in bagno, senza rimproverarlo. Lui, tra gli sghignazzi dei presenti, si chiuse in bagno. Imbarazzatissimo, talmente tanto da non fargli godere nemmeno quella piccola solitudine e le parole di Francesco Repice, emergente radiocronista posto a bordocampo. Un Repice che parve tutt'altro che moscio, quando annunciò che: "Adesso lo speaker sta scandendo le formazioni che stanno scendendo in campo..." con un enfasi raramente sentita. Repice che annuncia il calcio d'inizio e la "linea della radiocronaca diretta a Riccardo Cucchi" mentre Fausto, tra gli sguardi dei presenti, tutti risolenti e intenti allo scherno. Don Tonino stuzzica il ragazzo: 
- Fausto, passato il mal di pancia? 
- Don Tonino, le chiedo scusa, ma io.... 
- Faustino caro, forse è meglio che tu stia in prima fila, così se ti senti male le suore potranno aiutarti. 
- Don Tonino, le prometto che non accadrà più... 
Il parroco lo stette a guardare muto per alcuni secondi. Pareva molto ironico. Fausto, molto teso e vergognato, si sistemò, sempre stando attento che l'auricolare non si vedesse e, soprattutto, non si sentisse. La Juventus, nel mentre, aveva sbloccato il risultato nella partita con l'Atalanta, dopo appena sei minuti: lo spareggio, in quel momento, poteva essere realtà. Intanto, la catechesi pare accendersi e il ragazzo,  voglioso di riscatto (l'orecchio sinistro era comunque "libero"), voleva spararsi qualche domanda, quando, all'improvviso, sul suo orecchio destro arrivava la notizia. Una notizia che si sentiva appena, perché la voce di Cucchi era coperta da un fragoroso urlo, con il radiocronista che annunciava: "Roma in vantaggio, Roma in vantaggio con Francesco Totti, esplode l'Olimpico". Il cuore di Fausto batteva all'impazzata. Avrebbe voluto saltare, Avrebbe voluto esultare. Stavolta riesce a trattenersi e pare riuscirci, perché nessuno si accorge del sussulto. O forse no, perché il parroco smette di parlare e lo guarda, fisso. Fisso, fisso. Al ragazzo forse uscì una lacrima, lacrima di gioia ma anche di frustrazione, quando il parroco fa: 
- Fausto, vuoi andare ancora in bagno. 
- Perché me lo chiede, Don Tonino? - risponde il ragazzo, con voce tremolante, quasi spaventato di essere stato sgamato. 
- Il tuo sguardo mi emette una sofferenza così forte... non lo so, ma stai facendo sentire male pure me - fa il prete, ridendo e causando la risata dei presenti.
Fausto riesce a trattenersi alla provocazione e cerca di soprassedere alla risata della, forse desiderata, collega, messa in prima fila. Si sentiva stupido, nel momento forse più eccitante della sua vita da romanista. Si sentiva un bambino incompreso, lì, su quella panca vuota, l'unica panca vuota peraltro, in fondo alla fila. Si sentiva un'idiota, con lo sguardo di quelle suore e di quei ragazzi, nel momento in cui pensava di poter sprigionare la sua felicità. Tutti voltati verso di lui e quell'auricolare abilmente nascosto dentro la maglietta, in un ambiente buio, pareva ultra-visibile. Ma non si poteva fermare. Non poteva riunciare. La Roma intanto attaccava e, intorno alla fine del primo tempo, Cucchi raccontava in diretta questo contropiede romanista: "Batistuta, accanto a lui c'è Thuram, area di rigore, batte con il destro... RESPINGE BUFFON ED ENTRA MONTELLA PER IL 2-0!". Raddoppio della Roma, Juventus a distanza, tricolore ad un passo. Fausto, però, non poteva esplodere perché, non appena Cucchi ha iniziato a descrivere questo contropiede vincente, lo sguardo poco discreto di Don Tonino si è posato su di lui. Il silenzio, dopo il raddoppio romanista, divenne addirittura assoluto. Avrebbe voluto esplodere, Fausto. Avrebbe voluto correre per tutta Loreto, abbracciare chiunque vedesse, continuare una corsa folle per l'Italia intera e urlare la sua gioia. Si sentiva come in carcere, come costretto, mentre Repice, estasiato, commentava l'esultanza giallorossa coperto dal fragore dell'Olimpico. E il prete continuava a guardarlo fisso, ironico.

La catechesi riprende e termina poco dopo, mentre finisce il primo tempo. Alle 15.50, in una cappella ultra-accaldata (una delle tante cappelle del Santuario di Loreto), mancando pochi minuti alla Messa, Fausto si andò a chiudere, nuovamente, in bagno. Indeciso se esultare per l'uno-due della squadra di Capello, oppure sbattersi la testa al muro per quella che credeva un umiliazione. Rientra per l'inizio della Messa. Ad accoglierlo nella cappella ci sono le suore, che iniziano a tormentarlo di domande sulla sua condizione di salute. I ragazzini dell'oratorio, al suo passaggio, alzano ripetutamente e malandrinamente il piede, per fargli sgambetti o prenderlo a calci. Non ci fece caso: c'era abituato ai bulletti dell'oratorio... Lui cercava, con lo sguardo, la collega, che parlava con le suore e una volontaria esterna. Non lo calcolava. La sua giornata da urlo rischiava di essere ricordata per una giornata da incubo. Iniziava la Messa, intanto, e, contemporaneamente, i secondi tempi. Fausto riuscì sempre a tenere a bada il volume dell'auricolare e a non farlo sentire. Al momento dell'Eucarestia, è il turno di Fausto, quando quell'auricolare appena visibile annuncia il terzo gol della Roma con Gabriel Batistuta. Un sussulto, e l'auricolare cade dall'orecchio, sulla spalla. E la voce di Cucchi che ora si sentiva, evidente, in mezzo alla fila pronta a ricevere il sacramento. L'umiliazione è completa, le suore ora lo guardavano con quell'aria incazzosa che solo loro hanno, i ragazzi ridevano, la collega lo scherniva da lontano... E lì, Don Tonino, era proteso a dargli l'Eucarestia. Fausto teme che ora Don Tonino lo rimproveri, ma invece, con grande sorpresa, gli da un buffetto sul viso, bonariamente, con un sorriso, e lo manda a sedere. 

Finisce la meditazione, ma tutti ora parlavano e schernivano Fausto. Don Tonino, però, riuscì a riportare la calma in modo deciso e a chiudere la Messa con le parole di rito. Dopodichè, mise tutti a sedere, compreso un Fausto con volontà di scappare e nervoso come non mai, e disse: 
- Vedete, quella che noi professiamo, è una fede. La fede nel Signore. Il Cristianesimo è fedeltà. Il Matrimonio, così come è concepito nel Cristianesimo, e in particolare nella religione della Santa Romana Chiesa, è un'istituzione che non ha eguali in alcuna altra religione. Il Matrimonio, nella Chiesa Cattolica, è un sacramento inappellabile. E anche io, amici miei, sono un uomo sposato. 
I presenti non capivano. Erano stupiti, spiazzati. Non comprendevano. 
- Fausto, vieni qui - fece il prete. 
Di nuovo, tutti gli sguardi furono puntati su Fausto. Ma stavolta non erano sguardi di scherno. Erano sguardi stranizzati, confusi. 
- Non temere, Fausto. Vieni qua - ribadì il prete. 
Fausto andò accanto al parroco, titubante. Il parroco gli mise una mano sulla spalla e disse: 
- Ora, Fausto, tira fuori quell'auricolare dalla magliettina, tira fuori quel cellulare con radiolina che hai, e mostrale. 
Fausto, quasi piangendo, le mostrò. A quel punto, il parroco sorprese tutti. Da sotto la tonaca, tira fuori un cellulare della stessa marca e dello stesso tipo, e con esso un auricolare trasparente ben nascosto, e le mostrò. Il parroco fece: 
- E ora, caro Fausto, mettiamo in modalità altoparlante e festeggiamo il nostro, nostro titolo!!!! NON SENTIRTI IN COLPA: QUI SI ENTRA SEMPRE CON LA PROPRIA SPOSA! SIAMO CAMPIONI D'ITALIAAAAAAAAAAAAAAAA!!! Gli strumenti vennero messi in altoparlante e al volume più alto, sotto lo sguardo stranizzato, stupito dei presenti. Il prete:
 - Ebbene sì, anche io ho fatto il furbo. Però, in anni e anni di professione, ho imparato a nascondermi. Tu, caro Fausto, devi ancora imparare. Ma ora, festeggiamo questo scudetto! Soprattutto, tutti fuori che si muore di caldo... CAMPIONI D'ITALIAAAAAAAAAAAAAA!!! 
Tutti, estremamente sudati e appiccicosi, scapparono da quel catino, mentre, dagli altoparlanti dei cellulari, usciva la voce di Cucchi che annunciava, ufficialmente: "La Roma è campione d'Italia" descriveva come "mai uno scudetto fu più meritato come quello conquistato dalla squadra di Capello". Parole che erano musica, parole che erano emozione. Che Dio benedica la radio, Tutto Il Calcio e i suoi cantori! Il parroco, sempre tenendosi Fausto accanto, esortò tutti a festeggiare offrendo a tutti i presenti il gelato, urlando, senza nulla temere, "I CAMPIONI DELL'ITALIA SIAMO NOOOOI", cantando a squarciagola. Persino i più esagitati tra i ragazzi dell'oratorio, pur non urlando nulla, si adeguarono al clima di festa e, almeno per il resto della giornata, parvero ragazzi più posati, con le suore e tutti i volontari più tranquilli. Compreso Fausto, più sollevato. L'uscita del parroco, geniale, gli consentì di uscire fuori da quell'umiliazione pubblica. E di farlo sentire, addirittura, nel giusto. Fausto era entrato nella cappella accompagnato dalla sua sposa. Semmai, se proprio dobbiamo essere pignoli, fu il parroco nel torto: la Chiesa nega il matrimonio ai preti...

Nel ricordarvi che ogni riferimento a persone, cose e fatti reali è puramente casuale, chiudiamo la nostra rubrica dandovi appuntamento a mercoledì prossimo con altri personaggi e altri grandi emozioni da ricordare.

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