mercoledì 24 luglio 2013

RadioRacconti (03) - Lo scudetto della Juventus nella stagione 2001/02





Amici e amiche di tuttoilcalcioblog.it, benvenuti alla lettura della terza puntata di RadioRacconti, l'ultima prima della pausa estiva. Il piccolo assaggio di questa neonata rubrica si chiude con il 5 maggio 2002, una data che non ha bisogno di presentazioni. Le voci di Riccardo Cucchi, Bruno Gentili; Livio Forma, Giuseppe Bisantis; Giulio Delfino, Mauro Carafa furono le voci delle partite decisive per lo scudetto, una corsa che coinvolgeva Inter, Juventus e Roma, e che vide i bianconeri di Lippi prevalere praticamente a sorpresa, con l'Inter scavalcata pure dalla Roma e costretta ai preliminari di Champions. Ecco due estratti audio, pescati dal canale "mxmseriea20012002" di Marco D'Alessandro. Sintesi di radiocronache che hanno fatto la storia di Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto e del calcio italiano.



E ora riviviamo, coi volti di una famiglia di tifosi delle squadre coinvolte, quel fantastico giorno di calcio. Buona lettura. 

5 MAGGIO 2002 - SCUDETTO IN FAMIGLIA
Di Mario Aiello

Partita di calcio, come un rito religioso. E scaramantico, soprattutto. E' così in ogni dove, in ogni angolo del mondo. Ed è così, tutt'oggi, anche nella famiglia Di Marco. La domenica è un rito, che inizia alle ore 14.30, quando la signora Alda sparecchia velocemente la sua tavola. E allora, ecco papà Federico distendersi lungo il divano, e i tre figli maschi, Giacomo, Roberto e Carmelo, posizionati ai soliti posti, pronti, davanti alla tv, per guardare le partite e per discutere della fede del padre, che, come si fa col voto, da sempre tiene segreto il suo amore calcistico, nascondendosi dietro a improbabili "amo il calcio". I tre fratelli discutono col padre, schernendolo e ricordando quel 5 maggio 2002, in cui, in un impeto, mostrò quale fosse la sua fede calcistica, in un giorno particolare e storico per il calcio italiano. 

Fino a quel giorno, della fede del signor Di Marco si sapeva ben poco. Si conosceva bene, invece, la fede dei tre figli: due juventini, Giacomo e Roberto, e un romanista, Carmelo. Il primo aveva conosciuto il calcio con Platini, il secondo con Baggio e Del Piero, il terzo con Totti. Il padre, invece, aveva conosciuto il calcio con Sivori e Charles, ma anche con Mazzola e Corso, con Altafini e Rivera... Poteva essere, tranquillamente, di qualunque fede: juventino, interista, milanista... Difficile decidere, forse? Fatto sta che lui, fin lì, era conosciuto come un "paladino dello sport", del "vinca il migliore", del "chi vince, vince perché lo merita". La madre, la signora Alba, pensava fosse juventino, perché a parte Carmelo, romanista, casa Di Marco è un feudo del tifo bianconero al 100%. Di quelli che si registravano sempre le finali della Juventus, salvo poi registrarci di nuovo di sopra, nel caso le cose non fossero andate bene. Ma non si discute: casa Di Marco è bianconera e Carmelo una sparuta minoranza, fresca però di quello scudetto vinto il 17 giugno 2001. Ma anche, ormai, senza speranze di bis: nel 2001-2002, la Roma era indiscutibilmente la più forte del campionato, più forte anche di quella Campione d'Italia, ma si era buttata via nelle partite più facili, cosa che l'aveva messa nelle condizioni di essere a -2 dall'Inter a 90' dalla fine, ma anche a -1 dalla Juventus, spuntata da chissà dove per contendere il titolo. Due squadre da superare in 90 minuti sono troppe, specie se tutte e tre hanno, almeno sulla carta, delle partite "facili". Insomma, era un terzo posto scritto, un terzo posto carico di rimpianti. 

Diverso il discorso per la Juventus e per i suoi due tifosi, Giacomo e Roberto. La Juventus rischiava di finire, per la terza volta consecutiva, al secondo posto. Ma rispetto ai secondi posti precedenti, era diverso, perché arrivato dopo l'avvicendamento tra Ancelotti e Lippi e perché arrivato dopo un profondo rinnovamento della squadra, con acquisti del calibro di Buffon e di Nedved che avevano fatto fatica, inizialmente, ad integrarsi. Essere lì era già tanto. Forse, l'unico rammarico poteva essere, con una Roma così sprecona, il fatto di non essere riusciti ad essere più competitivi dell'Inter, prima a +1 sui bianconeri. La squadra di Cuper, dopo l'ennesimo profondo rinnovamento morattiano, sembrava effettivamente pronta al titolo, tredici anni dopo l'InterTrap dei record. Quel giorno, quel 5 maggio, i nerazzurri giocavano contro una Lazio delusa dal campionato e che ha la tifoseria gemellata con quella nerazzurra. Per amore di non vedere vincere le odiate Juventus o, peggio ancora, la Roma, i tifosi laziali decisero di "vendere" la propria curva a quelli nerazzurri, facendo sì che San Siro si spostasse all'Olimpico di Roma. Una situazione grottesca che, già allora, tutti i tifosi non nerazzurri si augurarono di non rivedere mai più. 

A casa Di Marco, la settimana che precedeva l'agognato 5 maggio 2002 procedette con accese discussioni calcistiche. Si parlava, spesso, di questa Inter che avrebbe vinto lo scudetto con un regalo laziale (Crespo e Lopez si infortunarono durante la settimana). Il signor Di Marco, il "paladino dello sport", mostrava strani segni di nervosismo. Appena si parlava di Lazio-Inter scontata, lui subito replicava che anche Udinese-Juventus, sulla carta, non doveva essere così incerta. 
- Possibile che, ogni volta che si gioca un ultima giornata, si devono sempre mettere sospetti su chi è primo? - ripeteva spesso, poi. 
Difendeva l'Inter, la difendeva a spada tratta. Ma nessuno ci fece caso: d'altronde, era l'uomo del "vinca il migliore"... Però, i figli non lo avevano mai visto così nervoso, prima di una partita di calcio. Scontroso. Parlava poco. Che poi, lui non era, e non è mica uno che parla tanto. Sostanzialmente, c'erano un po' tutti abituati. Ma quella settimana, e poi, soprattutto, quel 5 maggio, sembrava più taciturno, più ansioso, più scontroso del solito. Perché? La pensione? La casa in campagna da sanare? Il parmigiano che va via troppo in fretta da casa? Perché? Tutti si chiedevano, nessuno poteva immaginare. Lui non era tifoso di niente... no, non poteva essere per il calcio, no. 

E così, si arriva alle 14.30 del 5 maggio 2002, quando si ci mette tutti ai posti di combattimento. Padre lungo il divano, figli juventini davanti al televisore con "Quelli che il Calcio", figlio romanista poco distante con una grossa radio sintonizzata su Radio1. All'epoca, la famiglia non si era ancora prostrata al calcio televisivo, preferendo la versione più romantica, anche se il "Quelli che il Calcio" della Ventura aveva tolto un bel po' di questo romanticismo, presente invece con Fazio fino all'anno prima. Ma, almeno fino a quel momento, quella era ancora una trasmissione calcistica, quindi si accoppiava ancora bene con la radio. Sono tutti pronti. Ore 14.50: Provenzali apre Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto. Campo principale, ovviamente, Lazio-Inter con Riccardo Cucchi che apre così: "L'Olimpico è nerazzurro". La descrizione dei settori dello stadio, minuziosa, da parte del re delle radiocronache, lascia spazio agli sguardi e agli umori dei quattro protagonisti della nostra storia: rassegnato il romanista Carmelo, schifati i bianconeri Giacomo e Roberto, mentre papà Federico si lasciò scappare un sorriso, un ghigno. I figli bianconeri lo guardarono all'improvviso e lui fece: 
- Che schifo!
I figli si voltarono soddisfatti, ma, se ben attenti, avrebbero notato come, in realtà, lui fosse arrossito a quell'improvviso voltarsi dei figli, di fronte a quel mal celato ghigno. Quando la linea passò a Bruno Gentili, il quale, estasiato, lesse uno striscione della Curva Nord ("Nè Juve, né Roma, Inter campione"), il padre non disse niente stavolta, limitandosi a stirare le sue mani che, casualmente (forse no), sfiorarono lì dove non batte il sole. Ma alla fine si stava stirando... lui non era tifoso, non aveva motivo, no? Ad ogni modo, non se ne accorsero i figli bianconeri, ma il romanista Carmelo, troppo disilluso però per "pensare male". Intanto, ad ascoltarlo, il Brunone della radio somigliava, molto, a quel Francesco Repice estasiato del 17 giugno di un anno prima. Se la fede di Repice non si conosceva bene, si conosceva benissimo quella di Gentili, interista fino al midollo, con qualche strana leggenda (ma mica tanto) alle spalle. Eccitato all'inverosimile, il povero Bruno era anche voglioso di riprendersi, anche se solo da bordocampo, quell'annuncio scudetto che Cucchi, due anni prima, gli "tolse", dicendo della Lazio campione d'Italia quando invece toccava al suo secondo. Gli intrecci radiofonici non finivano qui, perché Forma, che qualche maligno sostiene abbia il cuore bianconero, era a Udine, mentre Delfino, romano e, si dice, pure romanista, era a Torino per Torino-Roma. 

Ore 15.00 in punto. Si comincia. La radio è puntuale, mentre Quelli Che Il Calcio è ancora alla sigla. La radio arriva prima: "Juve in vantaggio, Trezeguet di testa, su cross da destra". Anche la sigla con la voce di Ventura sfuma, per far sentire Livio Forma. Sorride Carmelo, d'altronde, Sensi lo aveva detto in settimana: "vincerà la Juve, perché più bella, più brava e più forte". Chissà se non aveva ragione, pensò Carmelo... Si intravide lo stesso sorriso in Capello, per pochi secondi inquadrato nel pre-partita di Torino, mentre esplodevano letteralmente Giacomo e Roberto. Il padre restava fermo sulla poltrona e, tra gli urli dei figli, disse: 
- Se era l'Inter, eravate tutti a dire "ah, hanno segnato, partita venduta eccetera", vero? 
- Beh, ma ti sembra normale che in trasferta giocano... in casa? - ribattè uno dei figli. 
Il padre, un po' seccato, rispose: 
- Niente, siete tifosi. E i tifosi per me sono una razza insopportabile.
Decisamente nervoso, come sempre. I figli non capivano, si guardavano tra di loro. Il padre aveva sempre dato, nella sua vita, queste "lezioni di sport" che, a volte, parevano un po' strane. Come quella fisima che, in ogni squadra, lui sogni di veder giocare solo giocatori della città della squadra. Della serie: solo torinesi con Torino e Juventus, solo leccesi nel Lecce... Era un po' romantico, un po' strambo. Insomma, i figli erano abituati e facevano finta di nulla. Intanto il gioco continuava. E all'11' è di nuovo la voce di Forma a irrompere nell'etere: "Raddoppio della Juventus!" E, da casa Di Marco, venì fuori un urlo clamoroso di Giacomo e Roberto, col padre che cercava di rimproverarli e metterli alla calma, mentre il povero Carmelo avrebbe voluto spegnere la radio. Continuò ad ascoltare, invece, l'esemplare descrizione di Livio Forma, che parlò di un "contropiede esemplare", di un "diagonale da destra a sinistra di Trezeguet per Del Piero", autore del raddoppio. Fece vedere il gol, proprio. Per questo Carmelo amava, e ama ancora, la radio, per quella capacità di suscitare emozioni, immagini, fantasie. Forma descrisse, anche, che a Udine la partita era "vera". D'altronde, un'Udinese salva per un pelo poteva mai essere, anche volendo, un ostacolo difficile per una squadra molto, ma molto più forte? 

Mentre Giacomo e Roberto continuavano a esultare e il padre a cercare di mantenere la calma dei figli, fu la radio a riportare tutti coi piedi per terra, con un intervento perentorio, deciso, di Riccardo Cucchi: "Inter in vantaggio...". E i salti dei figli, si fermarono. All'istante. Come nel gioco "un due tre stella", per intenderci. Il racconto continuava: "...Christian Vieri! C'è stato un calcio d'angolo battuto da Recoba e un'uscita infelice da parte di Peruzzi che sembrava sicuro della presa, ha invece perso il pallone e in agguato c'era Vieri che ha messo in porta il vantaggio della formazione nerazzurra". Gentili, quando si va in diretta, da bordocampo si precipita a ricordare come il boato dell'Olimpico, tutto milanese, ricordasse quello del gol scudetto di Matthaeus in quell'Inter-Napoli dell'89 che era valso il tredicesimo, e fin lì ultimo scudetto nerazzurro. I volti di Giacomo e Roberto erano pietrificati, mentre papà Federico riprese ad avere quel sorriso di inizio partita, quel ghigno. Passavano i minuti e, improvvisamente, irrompe ancora Re Riccardo: "Il pareggio della Lazio, il pareggio della Lazio al 19' minuto di gioco". Giacomo e Roberto urlavano "GOOOOL, GOOOOLLL", senza però esagerare troppo. Carmelo restò di sasso, fedele al suo ruolo di comparsa, mentre il padre saltò in aria, completamente, a causa dell'improvviso annuncio e del salto dei figli juventini. Nella successiva descrizione di quel gol, Riccardo non descrisse, nè sul momento, nè dopo, l'uno-due da oratorio dello stesso Fiore con Stankovic prima del cross vincente, un qualcosa che diede un certo senso di svagatezza dalle parti nerazzurre, forse troppo convinte che quel tricolore fosse conquistato. Senza quella descrizione, l'Inter restava ancora la più forte.

La cosa curiosa dell'intervento di Cucchi fu invece una: era intervenuto su Udine, dove si udiva il fragoroso urlo dei tifosi juventini, chiaramente sintonizzati su Radio1. Questa cosa, il padre non la capì: 
- Ehi, avete sentito come hanno rosicato i laziali? Com'era quella storia che tifavano per l'Inter?
- Noi non abbiamo sentito niente - ribatterono i figli bianconeri. 
- Ma come? Carmelo! Carmelo! - il padre, sul calcio, si rivolgeva e tuttora si rivolge sempre al figlio romanista - non c'è stato un urlo? 
Carmelo, con la testa malinconicamente a Venezia - Roma, rispose: 
- Quale urlo? 
Il padre, sentendosi preso in giro, se la cavò con un'esclamazione nel dialetto locale che preferiamo omettere. Si giocava, intanto, e da Udine emergeva un Giuseppe Bisantis, giovane radiocronista, che da bordocampo raccontava, minuziosamente, le esultanze di Lippi e della sua panchina, descrivendone volti ed emozioni. E, mentre papà Federico continuava ad essere convinto dell'urlo laziale, Cucchi riprendeva la linea dall'Olimpico, quando l'Inter stava per battere un corner. "Il cross effettuato da Recoba... E IL GOL!". Di nuovo tutti gelati, di nuovo il padre che ripetè quell'esclamazione che omettiamo, ma non più arrabbiato, nuovamente con quel sorriso ironico di cui sopra. Carmelo, nel pre-partita, aveva pronosticato un gol di Materazzi, e in effetti Cucchi pare accontentarlo: "Ancora l'Inter in vantaggio, questa volta con Materazzi che ha corretto in rete uno spiovente peraltro già indirizzato nello specchio della porta". Un sempre più eccitato Gentili lo corresse: "Di Biagio, Riccardo. Di Biagio. E' uno schema dell'Inter". A casa Di Marco, ora, erano di nuovo tutti gelati e ormai convinti che era tutto già deciso, tutto già scritto. Gli sguardi arrabbiati erano quelli dei tifosi bianconeri, meno quello del padre, che ora ghignava di nuovo. Carmelo, vabbé... ormai era rassegnato al preliminare di Champions e ora stava pensando a quell'uscita sbagliata di Antonioli in Lecce-Roma 1-1. Il gioco continuava e le descrizioni dall'Olimpico parlavano di uno stadio tutto contro la propria squadra. Addirittura, si arrivò a invocare, tutti insieme, un rigore per l'Inter, un comportamento che lo stesso Bruno Gentili dovette giudicare "antisportivo". In realtà, il comportamento del tifo laziale, più che antisportivo, quel giorno fu proprio becero, c'era poco da dire. Ma la Lazio aveva, ancora, l'obiettivo dell'Uefa. E questo se lo erano scordati un po' tutti: giornalisti, media in genere, tifosi di qualunque colore, la famiglia Di Marco, gli interisti in campo e, soprattutto, Vratislav Gresko. Che, al 45', la combinò un po' grossa. Così, Re Riccardo, all'improvviso: "Il pareggio della Lazio, ancora con Poborsky". Di nuovo il padre che salta in aria all'urlo dei figli. Stessa scena dell'1-1, mentre la descrizione continua: "Grande (eufemismo) disattenzione difensiva dell'Inter, è sbucato Poborsky, che ha allungato la gamba destra e ha messo in rete". Nuovamente, si aprì il microfono di Udine (l'intervento era stato su Milano, stavolta, quindi fu aperto apposta) per far ascoltare l'urlo del tifo juventino, ma, ancora una volta, a casa Di Marco non lo capirono. 
- Ora avete sentito che i tifosi della Lazio hanno esultato? - fece il padre. 
- Papà, ma segna la Juve e mi metto a sentire chi esulta? - risponde Giacomo. 
- Ma se ha segnato la Lazio! 
- Sì, ma è come se fosse! 
A questo punto, un Carmelo che forse iniziava a sperare nell'evitare il preliminare, si svegliò:
- Forse sono gli juventini che esultano, papà. 
- MA COME!!! Se si collegano da Roma, che c'entra la Juventus??? 
- Che ne sai!!! Magari l'inviato di Udine accende il microfono quando segna la Lazio. 
I fratelli si voltarono verso il rassegnato romanista e gli fecero: 
- Per una volta, potresti avere ragione! 
La discussione continuò. Il padre, sempre più nervoso, fece una nuova esclamazione, che preferiamo omettervi, si alzò e si chiuse in bagno. Vi rimase per tutti i quindici minuti, infiniti, dell'intervallo. Quindici minuti di pensieri, in cui Carmelo sperava, magari, nel 2-2 dell'Udinese (fantasia che spense quasi subito) e in un trionfo della Lazio, magari utile per andare in Champions senza preliminari. Più realistici i sogni dei fratelli Giacomo e Roberto, che iniziavano a sperare nel titolo. Il padre, chiuso in bagno, pareva non voler più uscire, ma nessuno pareva curarsene. 

Iniziano i secondi tempi e finalmente il signor Federico spuntò fuori. Andò di nuovo a posizionarsi sul divano. Stessa posizione di prima. I collegamenti ricominciarono e, da Roma, Cucchi sembrava stesse raccontando un'altra partita rispetto a quella del primo tempo. Da una Lazio un po' svagata, si passò ad una Lazio combattiva. E a un'Inter spaventata, dopo il vantaggio sfumato due volte nel primo tempo. Gentili, poco prima, aveva augurato a Gresko, autore dell'auto-assist del 2-2, di dover ricordare questo giorno per "altri motivi", augurandosi, una volta ancora, lo scudetto della sua Inter. Un'Inter che, però, iniziava seriamente a vacillare. All'improvviso, su Piacenza, dove vi era collegato Raffa, ecco ancora Cucchi: "Attenzione, è l'Olimpico che interviene". Si fermano tutti, o quasi. Carmelo, che conosce bene Cucchi, aveva capito bene che aveva segnato la squadra meno indicata. E infatti: "La Lazio è in vantaggio". Parole che scatenano un urlo fragoroso. Giacomo e Roberto escono in giardino a urlare ed esultare insieme al loro cane, Golia, che saltava di felicità. Anche lui, forse inconsapevolmente, bianconero. O romanista, sperava Carmelo, che uscì anche lui ad esultare con gli altri, intravedendo, perlomeno, la possibilità che la Roma eviti il preliminare di Champions. Nessuno di loro sentì che aveva segnato Diego Pablo Simeone e che, stavolta, non erano stati fatti collegamenti con Udine sulle parole di Cucchi. Solo il padre rimase ad ascoltare. Fermo. Ammutolito. Neanche ci provò a rimettere ordine. Da Udine, dalle parole di Forma e Bisantis iniziavano a palesare scene di giubilo, di speranze, di gioie. 
- FOOOOOORZA! FOOOOORZA - urlano i due tifosi bianconeri, che due anni prima, dalla Lazio, furono impallinati. 
Carmelo, invece, spingeva per il ritorno della Roma alla vittoria lontano dall'Olimpico giallorosso. Una vittoria che, in quel momento, sarebbe significata un secondo posto pieno di rimpianti, ma che, perlomeno, permetteva di evitare i preliminari di Champions di agosto. E, al 68', arrivò il turno di esultare anche per lui: "Roma in vantaggio con un pallonetto di Antonio Cassano". Parole e musica di Giulio Delfino, che annunciano come, in quel momento, la Roma sarebbe seconda. E l'Inter, ora, sarebbe incredibilmente terza, incredibilmente costretta al preliminare di Champions! Ora sì che Carmelo esultava, mentre papà Federico rimane sempre più immobile, sempre più pietrificato. Fin quando non irruppe, nuovamente, Cucchi: "Quarto gol della Lazio, ventotto minuti di gioco". E casa Di Marco esplose. Tutta. Il secondo posto della Roma salvo ma, soprattutto, uno scudetto sempre più vicino alla Juventus. Giacomo e Roberto, addirittura, si buttarono sul padre, lo abbracciarono. Lui cercava di spintonarli, ma loro, addirittura, lo baciavano, urlando tutta la loro felicità. Cucchi continuava a descrivere: "Simone Inzaghi ha corretto in rete un cross operato dalla sinistra, operato da Cesar", per poi spararsi la frase storica: "La formazione di Cuper vede allontanarsi la prospettiva scudetto". Gentili da bordocampo diventò, sempre più, un prete che recita un funerale, soprattutto quando descrive le lacrime di un Ronaldo affranto in panchina, lì dove, nel 2000, aveva compromesso la sua carriera. Nel 1998 era stato Del Piero, invece, a compromettere la sua, di carriera. E ora era vicino al ritorno dello scudetto. Bisantis, dal bordocampo del Friuli, raccontava scene di giubilo quasi estremo. Il Bisa che, per tutta la partita, aveva descritto facce e reazioni della panchina, aveva detto di Maresca che non si era mai staccato dalla radiolina, dei continui "quanto manca", diventò a tutti gli effetti parte della festa: "Lippi ha buttato a terra una bottiglia carica d'acqua che mi ha colpito completamente, la gioia è incontenibile, Lippi ha perso ogni freno inibitorio e si aspetta solo il fischio di chiusura dell'Olimpico". Dove non si gioca praticamente più. A casa Di Marco, i fratelli bianconeri già festeggiano. Papà Federico uscì in giardino, con un volto serio, per innaffiare le piante. Giacomo prese una birra, dividendola col fratello Roberto, e stappando addirittura lo spumante quando Forma, sulla carta rischiando un po' (a Roma doveva ancora finire, ma l'Inter tre gol in un minuto non li avrebbe mai e poi mai fatti), diede il suo annuncio: "Fischio del... finale. La Juventus è Campione d'Italia". Poi Cucchi ufficializza il ko dell'Inter, Delfino la vittoria della Roma. Incredibile finale di campionato: Juventus prima, Roma seconda, Inter da prima a terza! Ora, a casa Di Marco, spuntava uno spumante stappato alla Schumacher che bagnò anche Carmelo, felice per la Champions diretta, quanto triste per uno scudetto più facile del precedente, ma buttato via per i pareggi in trasferta contro le squadre poi retrocesse, quasi un eco di quel Roma-Lecce 2-3 avvenuto mentre era ancora nel grembo della madre. "CAMPIONIIII!!! CAMPIONI!!!! LA JUVE E' TORNATA!! LA SIGNORA NON MUORE!!!", l'urlo del duo juventino, che viene interrotto dal padre: 
- Meno male che la Lazio non doveva vincerla, la partita!
- Papà, papà, festeggia con noi!
A quel punto, il padre, molto seccato, disse una cosa un po' becera contro Juventus e Roma e contro il loro futuro nella ventura Champions League. Lui, quello del "vinca il migliore", quello che "in Europa si tifa solo per le italiane", non può augurare di uscire subito a due formazioni italiane, peraltro tifate dai tre figli. Insomma, si era capito. I figli lo guardarono attentamente, come mai nella loro vita. Capirono che era lo sfogo di un tifoso frustrato, che aveva perduto l'obiettivo ad un passo dal traguardo. E capirono tutto, di quel pomeriggio, e non solo. 
- Sei interista, vero? 
- Cosa? - fece finta di non sentire, il padre... 
- TU SEI INTERISTA! TU SEI INTERISTA!
- Non è vero - cercò di dire il padre, mentre veniva assaltato da caroselli di champagne. 
- Avanti, salta con noi! Salta con noi! "Chi non salta interista è"...
- NO!
- Se non sei interista, devi saltare con noi... "Chi non salta interista è"...
Il padre si divincolò e se ne andò con un "vaffa". Sì, ciò che aveva celato, era stato scoperto. Era interista, ed era stato scoperto nel momento sportivamente più drammatico degli ultimi anni. Negli anni successivi, sarebbero arrivati anche momenti migliori, ma anche dopo altri ulteriori comportamenti da tifoso, continuò a negare la sua fede e continuò sempre a ergersi come il paladino dello sport, senza amore per alcuna squadra, pur sapendo che il tifo nerazzurro, ormai, non era e non è più un segreto. E i figli, in quelle ancora quotidiane riunioni per le partite, continuano bonariamente a rinfacciarglielo. Un modo per ricordare, almeno per Giacomo e Roberto, quello che fu ed è ancora uno degli scudetti della storia della Juventus. Un modo per ricordare, anche ora che si sono convertiti alla tv, quanto è bello e romantico il calcio sentito alla radio. Il 5 maggio 2002, su un Diretta Gol qualsiasi, non sarebbe stato lo stesso. 

Nel ricordarvi che ogni riferimento a persona o cosa realmente esistita o esistente è puramente casuale, noi chiudiamo la terza puntata di RadioRacconti, che si ferma per la pausa estiva. Vi diamo appuntamento a settembre, "saltando" la prima giornata di campionato. Dalla seconda, dal match-clou di ogni giornata estrarremo una radiocronaca del passato e la rivivremo tramite le emozioni dei tifosi come noi, nella speranza che questo nuovo format vi piaccia davvero. Auguro a tutti una serena estate. Mario Aiello.

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