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mercoledì 6 gennaio 2010

50 anni di TiC Speciale: Parte 5

Quarta e ultima parte dello speciale tratto liberamente dall'inserto dell' Ufficio Stampa Rai per il 50 anno di vita di Tutto il calcio. Rubrica a cura di Marina Cocozza - Contributo tecnico di Valerio Rosati

La riforma di Giobbe e Evangelisti
50 anni fa “Tutto il calcio” trasmetteva solo i secondi tempi delle partite di serie A per permettere ai radioascoltatori di partecipare alle ultime fasi delle gare che avrebbero determinato il risultato finale. Nel ’77, dopo la riforma della Rai con l’introduzione delle testate radiotelevisive, con Gilberto Evangelisti, chiedemmo all’Azienda di acquistare per il Gr2 anche i diritti dei primi tempi”. Comincia da qui il racconto di Mario Giobbe, che nel 1987 fu nominato caporedattore del pool sportivo della radio da cui dipendevano tutte le trasmissioni: “Allora proposi di unificare i primi e i secondi tempi e nacque quello che è oggi il nuovo ‘Tutto il calcio minuto per minuto’. Quindi, nel 2010 si festeggiano anche i 23 anni della riforma della trasmissione”. Ma quella non fu l’unica novità che Giobbe introdusse: “Sono stato il primo e unico responsabile – spiega – ad aver voluto inserire una voce femminile, quella di Nicoletta Grifoni. Il suo debutto in serie A risale al 13 novembre del 1988. Il giorno dopo, tutta la stampa ne parlò”. E Giobbe conserva ancora il quotidiano “La Stampa”, che titolava in prima pagina “Calcio, radiocronaca al femminile. Irrompe una donna in un mestiere maschile dai tempi di Carosio”. E ricorda: “Bortoluzzi, appena pensionato dopo quasi 30 anni di straordinaria conduzione, mi chiamò per dirmi: ‘Cosa hai combinato? Hai inserito una donna?’ E io risposi: ‘Se c’è una donna più brava di un uomo, perché non darle il microfono?’ Nicoletta era bravissima”.
Mario Giobbe non lanciò solo la Grifoni, ma anche Riccardo Cucchi è una sua ‘creatura’: “L’ho trovato a Campobasso. Per una puntata speciale di ‘Tutto il calcio Coppa Italia’ era in calendario la partita Campobasso-Fiorentina e avevo designato Ezio Luzzi, esperto di serie B, per la radiocronaca. Ma, quando Luzzi mi telefonò per dirmi che aveva 39 di febbre, avvertii il caporedattore della sede molisana per trovare una sostituzione e fu lui a segnalarmi Riccardo, giornalista fresco di concorso. Ma aggiunse: ‘non so come se la caverà nella diretta’. Io volli provarlo comunque e andò tutto benissimo. In seguito, lui mi chiedeva continuamente consigli e un giorno gli dissi ’più breve sei, più bravo sei’. E questo motto oggi Cucchi lo sta trasmettendo ai giovani”.
Tra i ricordi, uno particolarissimo: “Ora posso liberamente confessare che ho sempre avuto simpatia per la Roma. Nei primi anni ’80, mentre conducevo in studio, al terzo minuto di gioco, Ameri prese la linea da Milano dove si disputava Inter-Roma annunciando che l’arbitro Agnolin aveva appena espulso Falcao per un intervento a gamba tesa su Altobelli. Nonostante le proteste dei romanisti, la decisione fu irremovibile. Avevo in studio tre monitor per seguire le gare in bassa frequenza e ovviamente ero sintonizzato sulla partita in questione. Decisi di intervenire dallo studio dicendo di aver visto il replay del fallo, che, a mio avviso, non era da cartellino rosso”. Anni dopo, il riconoscimento di quella precisazione gli venne direttamente da Falcao: “Ci siamo incontrati recentemente e mi ha ricordato che, per quel fallo, il giudice sportivo non lo squalificò, quindi avevo ragione io: l’arbitro gli avrebbe dovuto dare soltanto l’ammonizione”.
Gilberto Evangelisti condivise con Mario Giobbe la paternità della riforma di ‘Tutto il calcio’, che, dai soli secondi tempi, passò a trasmettere per intero le partite di serie A: “Ho curato personalmente la trattativa con la Lega Calcio allora presieduta da Antonio Matarrese per ottenere i primi tempi e fu una trattativa tutt’altro che facile”. Degli esordi, Evangelisti ricorda: “Venivo dalla carta stampata e il mio maestro fu Guglielmo Moretti: grazie a lui ho imparato a fare il giornalista radiofonico e da allora di strada ne fece tanta, fino ad arrivare a dirigere il pool sportivo”.
Evangelisti, che non nasconde il suo tifo giallorosso, si entusiasma ancora per le prodezze di Roberto Falcao: “Indimenticabile. Mi incantavo letteralmente nel vederlo giocare, ma anche il pubblico, che non a caso gli regalò l’appellativo di ottavo re di Roma andava in visibilio per lui. E si deve anche a Falcao quel secondo scudetto che la squadra del presidente Dino Viola e dell'allenatore svedese Nils Liedholm vinse nella stagione 1982-83: una Roma che nella prima squadra sfoggiava, oltre al brasiliano, giocatori di razza come il capitano Agostino Di Bartolomei, il centrocampista Carlo Ancelotti, il difensore Pietro Vierchowod, il centravanti Roberto Pruzzo, incontrastato capocannoniere giallorosso superato oggi solo da Francesco Totti, e l’ala Bruno Conti”. (S
Di ‘Tutto il calcio’ dice: “Il modo di raccontare, in tutti questi anni, è comunque cambiato perché è cambiato il modo di giocare al calcio. Ma la trasmissione si è assuefatta ai cambiamenti senza mai mettere in crisi gli ascoltatori, adeguandosi in maniera molto soft e accompagnando il suo pubblico un po’ alla volta verso l’evoluzione. Il calcio dei miei esordi in radio era meno aggressivo, meno fisico e più tecnico e questo aspetto, in un certo senso, aiutava i radiocronisti”. Ameri e Ciotti erano i ‘mostri sacri’: “Per me Enrico è stato il più grande della storia della radio, tant’è che José Altafini lo ribattezzò ‘il più brasiliano dei radiocronisti’. Di lui ho un ricordo affettuosissimo. Anche Ciotti era straordinario, soprattutto per la competenza tecnica. Come uomo era molto versatile: suonava il piano, ma era anche amante della poesia, un amore che gli gli aveva trasmesso il poeta romano Trilussa, di cui non tutti sanno che era il figlioccio”. Di tutti gli altri radiocronisti dice: “Non se ne può citare uno senza pensare all’altro, perché in fin dei conti li sento un po’ tutti come miei figli”. Evangelisti non ha mai smesso di ascoltare ‘Tutto il calcio’: “E’ una trasmissione giovane, direi che è addirittura ringiovanita nel tempo e non dimostra affatto i suoi 50 anni. Si differenzia da tutte le altre per gli interventi svelti, il modo di parlare rapido. E non dimentichiamo che ha sempre invogliato gli inserzionisti pubblicitari. Vi ricordate lo spot del brandy Stock 84? Per una quarantina di anni lo slogan è stato: ‘Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock 84, se ha perso consolatevi con Stock 84’''

Claudio Ferretti e il primo episodio di violenza

“Ho cominciato come collaboratore e ho continuato per 22 anni, fino a quando nel 1988 sono passato al Tg3: il ‘battesimo’ da radiocronista per ‘Tutto il calcio’ è avvenuto infatti nel ’66 in occasione dell’incontro Roma-Torino” Claudio Ferretti, una delle voci più amate dai radioascoltatori, ha seguito prevalentemente le partite dalla Capitale: “Inevitabilmente i tifosi romanisti mi tacciavano di essere laziale e quelli laziali di essere romanista: una storia infinita”. Ma Ferretti ha trasmesso numerose volte anche da Napoli: “La tifoseria partenopea – racconta – mi era particolarmente affezionata perché, a loro dire, portavo fortuna alla loro squadra. Un giorno, nel corso di una radiocronaca, venne a trovarmi in cabina un tifoso che, con tipico accento campano mi disse. ‘la cosa è stata notata’. Fu così che, involontariamente, diventai una specie di mascotte per il pubblico napoletano”.
Ferretti fu testimone del primo episodio di violenza negli stadi e il fatto lo segnò molto: “Era il ’79 e poco prima che iniziasse il derby Roma-Lazio, un tifoso laziale, Vincenzo Paparelli, fu ucciso da un razzo. Rimasi sconvolto e dissi apertamente che per me la partita non andava giocata. Era la prima volta che un radiocronista chiedeva l’annullamento di una partita in diretta”.
‘Tutto il calcio’? “Era una trasmissione estremamente moderna e per questo la più difficile di tutte. Nei primi tempi venivano seguite solo le 4 partite più importanti. Col tempo, seguendo tutte le partite, i nostri collegamenti divennero molto brevi, ma i nostri interventi dovevano essere esaurienti, talvolta solo dei flash. Perciò, se commettevi un errore, questo era subito amplificato. Una grande scuola di sintesi, che aveva una sua sacralità”.

Le donne di Tutto il Calcio


“Ci colleghiamo con lo stadio Conero di Ancona: a te la linea, Nicoletta Grifoni”. Erano le domeniche pomeriggio in cui ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ regnava incontrastato, però i radioascoltatori rimanevano sempre un po’ meravigliati nel sentire quell’unica voce femminile commentare un incontro di calcio.
“La mia esperienza con ‘Tutto il calcio’ – ricorda Nicoletta – è nata in maniera davvero casuale. Io sono anconetana e provenivo da un’esperienza giornalistica presso ‘Radio Arancia’ di Ancona dove seguivo lo sport. Quando sono entrata in Rai, Massimo Carboni, nel 1988, mi chiese un collegamento per ‘Tutto Basket’ e il mio intervento fu ascoltato dall’allora responsabile del pool sportivo Mario Giobbe, che non avevo mai visto né conosciuto. Eppure lui volle scommettere su di me e, nel maggio dell’’88, andò in onda la mia prima diretta radiofonica per Tutto il calcio: un’esperienza professionale irripetibile. Ero emozionata anche perché si trattava di raccontare la partita di serie C, Centese-Ancona, vinta dall’Ancona che raggiungeva così la serie B. Una partita importante, quindi, che mi regalò una gioia immensa anche a livello personale”.
Ma la vera sorpresa arrivò l’indomani quando, arrivata in redazione, la Grifoni seppe che la segreteria era stata sommersa dalle telefonate: tutti chiedevano di lei, la prima donna che aveva infranto la tradizione del calcio vissuto esclusivamente al maschile: “La mia presenza in trasmissione sconvolse perché, anche se per me era normalissimo raccontare di calcio in tempo reale, in Rai ciò non si era ancora mai verificato, visto che le mie colleghe del panorama sportivo italiano davano il loro contributo solo in trasmissioni registrate, prevalentemente televisive. Dunque, la mia rimaneva l’unica esperienza in diretta: mi aveva avvantaggiato il fatto che amavo e conoscevo il calcio, ma soprattutto che ero abituata ai tempi radiofonici”.
A Nicoletta, “promossa” presto a seguire la serie A come terza voce dopo quelle di Ameri e Ciotti, non sono state risparmiate le critiche. “Ma ho le spalle larghe e per carattere non mi lascio scoraggiare facilmente, sebbene un episodio mi ferì davvero quando un collega della carta stampata, commentando una mia piccola svista linguistica dovuta alla foga della diretta, mi definì “una casalinga mancata”. Lo ritenni ingiusto perché così venivano offese tutte le donne impegnate in professioni tradizionalmente maschili, ma non mi scoraggiai, in quanto sapevo che anche in veste di casalinga ho cercato sempre di dare il meglio”.
Per fortuna, la Grifoni ha collezionato innumerevoli consensi nella sua carriera: “Ho ricevuto tanti apprezzamenti positivi e ho ancora tanti amici, senza considerare che mi fa davvero piacere aver constatato che chi mi ha mosso qualche critica col tempo si è ricreduto”. Poi aggiunge: “Penso che le voci femminili dello sport siano ancora troppo poche, eppure so che ci sono tante belle professionalità tra le mie colleghe che potrebbero esprimersi di più: prima o poi succederà”.
La Grifoni è stata anche la voce della pallavolo italiana: “Nel ’91 ho chiesto di seguire la pallavolo e ho portato fortuna alla nostra Nazionale. Abbiamo vinto tutto: dagli Europei ai Mondiali, davvero tante soddisfazioni”.

Quella di Gabriella Fortuna è stata l’altra voce femminile che, per circa tre anni, ha inaspettatamente interrotto le altre esclusivamente maschili: “Sono nata a Ravenna, ma ho vissuto a lungo nel Friuli. Per me, che venivo dalla Gazzetta dello Sport e amavo il calcio, fu un incontro felice con i grandi professionisti di Tutto il calcio”. La Fortuna trasmetteva da Udine: “Nel nostro lavoro bisogna essere imparziali, ma ora posso dire che il mio cuore ha sempre battuto per la Roma”. La sua postazione per i collegamenti dallo stadio “Friuli” era parecchio impervia: “Una notte ho avuto un incubo pazzesco: sognavo che mi davano la linea e io non riuscivo a raggiungere la cabina per collegarmi, le gambe non riuscivano a portarmi fino a lassù. Per fortuna, fu solo un brutto sogno”. L’emozione più grande è legata allo scudetto bianconero del 2002: “Era il 5 maggio e al ‘Friuli’ si disputava Udinese-Juventus, ultima gara di campionato. In classifica, l’Inter era in testa con 69 punti, seconda la Juventus a 68 e terza la Roma a 67. Ma la sfida reale era tra Inter e Juve: i nerazzurri erano ospiti della Lazio all’Olimpico. Dopo 10 minuti di gioco la Juve di Lippi si portò in vantaggio con i gol del capocannoniere Trezeguet e del capitano Del Piero, ma quando l'Inter, nel primo tempo, rimontò 2-1 sulla Lazio, tutti credettero che lo scudetto fosse già nerazzurro. E invece la situazione si capovolse: i laziali pareggiarono e nella ripresa vinsero addirittura per 4-2: la Juventus era campione d’Italia. A Udine scoppiò il delirio e i padroni di casa, ormai già salvi dalla retrocessione, parteciparono alla grande festa per il 26° scudetto bianconero. Ma non era finita qui, perché la vittoria della Roma tolse persino il secondo posto all’Inter. Una giornata da cardiopalmo”.

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